Impressioni di viaggio di Gioele, ultima parte - il rimpatrio

gioele bis“Mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo” scrive il Maestro in uno dei suoi meravigliosi componimenti; In questo brano che mi commuove e mi infiamma di passione ad ogni ascolto, l’esigenza della consolazione nasce nel protagonista a seguito del fallimento delle sue pulsioni amorose. La necessità di consolazione si origina nel mio caso dalla conclusione dell’esperienza straordinaria che ho vissuto, descritta in due riprese in precedenti pubblicazioni. L’esigenza di mettere per iscritto in modo conciso e chiaro il marasma di emozioni, pensieri, considerazioni ecc... che si muovono, agitano nei meandri più reconditi della mia anima nasce in realtà da un evento preciso: la condivisione scaturita lunedì sera ai miei amici dell’associazione, alla mia famiglia DAC. Dopo una giornata piuttosto piena a cui farò riferimento successivamente, sono passato in associazione per restituire la valigia a Giusy ( a proposito, se leggerai questo testo, grazie ancora Giusy ) e lasciare alcuni prodotti del nostro nutrito e affascinante mercatino ( a proposito, chiunque stia leggendo questo testo, grazie per aver comprato alcuni dei prodotti; se non lo avete fatto, apprestatevi a farlo ). Pur non volendo disturbare il regolare svolgimento della riunione serale con la mia breve e fugace sortita, convinto da due amiche volontarie, che ringrazio calorosamente, sono entrato nella stanza per porgere i miei saluti. Al che mi è stata posta la fatidica domanda: “ Com’è andata la missione ?”. Infuso da una qualche mistica entità para-astrale ho incominciato a raccontare cosa ha significato l’esperienza per me. La condivisione è stata cosi forte, sentita, inaspettata, commuovente che ho deciso di metterla per iscritto in modo tale da non dimenticarla e in modo tale da condividerla ancora di più. Nella speranza che le parole che mi accingo a mettere informaticamente nero su bianco vi possano emozionare e commuovere come hanno fatto con me e non solo, vi auguro buona lettura, buona fortuna e mi complimento per il vostro coraggio, la vostra intraprendenza, la vostra fiducia.

L’epifanica condivisione ha ruotato essenzialmente intorno a tre punti: la percezione della realtà che ci circonda, la speranza in un mondo migliore e l’arrivo vero e proprio. Detti cosi sembrerebbero tre possibili titoli del temone che ogni anno migliaia di maturandi affrontano arditamente. Mi perdonerete se nell’esporli scadrò in mere elucubrazioni filosofiche ma del resto le emozioni e i sentimenti sono qualcosa di altrettanto astratto, ma non per questo poco importanti.

Sembra una frase fatta ma è proprio vero: certe esperienze allargano gli orizzonti, aprono la mente. Come ci insegna il buon vecchio mattachione zio Albert il cervello funziona proprio come un paracadute oltre a espletare allegoricamente la sua stessa funzione: funziona solo quando si dispiega al vento. Considerando ciò e la sconsolante situazione socio-culturale che stiamo affrontando, credo che questi effetti siano del tutto benefici. Quando sento notizie come i panini calpestati a Torre Maura & simili, oltre a trattenere a stento le lacrime mi interrogo sul perché di certi gesti, sulle possibili assurde cause scatenanti… L’unica spiegazione che mi riesco a dare è che determinati soggetti non hanno aperto il paracadute e il tonfo che ne deriva è assordante. In questo senso l’esperienza mi è servita davvero tanto e spero vivamente di riuscire sempre ad aprire il paracadute in tempo …

Nello stesso componimento citato all’inizio di questo scritto, il poeta canta “Dev’esserci lo sento in terra o in cielo un posto, dove non soffriremo e tutto sarà giusto”. Questo posto forse è proprio l’esperienza che ho avuto la fortuna e il piacere di vivere. Non sto parlando tanto di sofferenza fisica, quanto di sofferenza “spirituale”: in quei giorni non ho pensato a niente di negativo o a niente di altro rispetto a quello che stavo facendo. Stavo facendo qualcosa che mi ricolmava di gioia, gratitudine, completezza, soddisfazione, stavo facendo la cosa giusta, nel posto giusto, al momento giusto e ciò teneva lontana la mia mente da pensieri molesti o impertinenti che potessero distogliermi dall’esperienza meravigliosa che stavo vivendo. Come mi piace dire: Me poteva prende un coccolone in quel momento e morivo felice, senza sofferenza, con giustizia.

L’arrivo in se e per se mi ha ricordato quanto fossi fortunato ( tanto quanto lo ha fatto l’esperienza ), quanto la mia vita fosse gioiosamente piena di relazioni, di persone che mi aspettavano quasi impazienti. La giornata successiva al mio rientro l’ho vissuta dispiegandomi, nell’ordine, tra: ritro analisi al CMO in sapienza, laboratorio, pranzo con mio cugino, laboratorio, incontro con alcuni compagni di corso, papa che mi tira la valigia al volo sull’autobus, associazione, incontro parrocchiale del lunedì sera e a coronare la giornata biretta tattica scontata del 50% al Mama Tequila con alcuni amici dell’associazione. Insomma, la mia vita era lì pronta ad attendermi nonostante la prolungata assenza. Ciò mi ha reso molto felice perché mi ha ricordato due concetti che ho molto a cuore: la vita è un meraviglioso intreccio di relazioni e la vita, le persone sono pronte ad aspettarti quando necessario ( chi aspetta lo fa o perché si aspetta qualcosa da te, magari un ingente somma di denaro, o perché ti vuole bene, ti ama e il mio credo fortemente sia il secondo caso per fortuna ).  

Giunto al termine vi ringrazio per aver avuto la pazienza, la scelleratezza, il tempo, la voglia di leggere fino a questo punto. Ringrazio la famiglia Dac che mi ha calorosamente accolto con strette di mano, abbracci, lacrime, ringrazio la mia Famiglia per aver reso possibile cio, per avermi supportato economicamente e non solo, ringrazio tutti i miei amici per avermi aspettato fiduciosi del fatto che avrei mostrato loro magnifiche foto di tramonti e pucciosi bambini africani. Con tanta gratitudine, gioia e voglia di fare nel cuore aspetto trepidante la prossima occasione che mi verrà offerta.

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