Diario di viaggio in Senegal di Franca Forzati

3Diario di viaggio Senegal Marzo - Aprile 2019
21 marzo: la Partenza

Oggi è esplosa la Primavera, fa caldo. Fermo per alcuni giorni la mia vita qui in Italia, lascio tutto e tutti in sospeso fino al mio ritorno e chiudo la porta di casa.

Carico in macchina due valige ciascuna di quasi 23 kg, uno zaino di 10 kg, il computer, la borsa ed una grossa sacca di cose che non sono riuscita ad infilare in valigia, cose da smistare nelle valige degli altri in aeroporto prima dell’imbarco.

Sono l’ultima ad arrivare all’appuntamento a Fiumicino, gli altri sono lì ed aspettano me per iniziare il chek-in.

Smistano nelle loro valige il mio saccone di cose varie da portar giù per i seminari con le donne.

Anche quest’anno sto per tornare in Africa, anche quest’anno, sono felice.

22 marzo: l’Arrivo

Al settimo viaggio verso lo stesso luogo tutto dovrebbe essere più familiare, ma cambiando compagnia aerea perfino il viaggio in aereo non è scontato, la natura in accordo con la tecnologia che ci fa volare ci regala il più lungo tramonto che ricordi da anni. Il sole non si tuffa, resta lì sospeso ed apparentemente immobile per lungo tempo. L’aeroporto d’arrivo è stato spostato da due anni circa fuori città, per cui ci vengono a prendere con un’auto in cui ci stipiamo vicini, vicini noi sei, l’autista e le nostre 12 valigie. Il cielo e l’aria notturna, fresca e umidiccia del Senegal ci rassicurano, siamo arrivati!

Qualche ora di sonno e la giornata inizia.

Tania il medico con Cesare, Giusy e Gioele si occupano nell’immediato della sistemazione dei presidi medici e dei farmaci. Io con Annamaria ci preoccupiamo di dare una pulita alla cucina ed alle pentole che utilizzeremo, oggi e nei giorni successivi, Serena ci quida alla ricerca di un supermercato in cui sercare verdura per cucinare i nostri pasti.

La giornata trascorre tranquilla, condividiamo i saluti con le ragazze del “Progetto Fatou” che entrano o escono dalla casa per le lezioni all’Università. Piccole spese, soprattutto l’acqua potabile (per noi non abituati alla carica batterica di quella che scorre nelle condutture), e incontri operativi con i collaboratori senegalesi referenti nei villaggi per il progetto dei “Promotori della Salute”: Pape Kane e Mame Thierno. Con loro stabiliamo lo svolgimento delle visite nei prossimi giorni e la prevista cerimonia di consegna del veicolo a motore che loro utilizzeranno, in caso di pericolo di salute per le persone che dai villaggi devono raggiungere il Presidio Medico del distretto di Thiadiaye. Stabiliamo i temi dei seminari e parliamo del villaggio in cui farlo, del target di persone che li ascolterà e l’orario migliore per invitare tutti. Ceniamo insieme.

23 e 24 marzo: Camberene

Visite a Camberene: allestiamo una stanza del Centro Sociale con il tavolo per il triage, due postazioni per i medici Tania e Abietou e Khoumba, un tavolo viene utilizzato per disporre i farmaci dove Clotilde e Serena somministrano le terapie e uno spazio viene allestito per lavare le orecchie, le donne scaldano l’acqua che poi ci servirà facendo bollire la pentola su di un fornello da campo.

I bambini e le donne cominciano ad arrivare, giornate intense tanti bambini, tanto vociare, tanto vermox e tante orecchie da lavare.

25 marzo: i Seminari

La mattina ci dividiamo i compiti: chi prepara i presidi medici che serviranno dal giorno dopo ai villaggi e chi prepara i seminari per il pomeriggio con le donne di Camberene. Uscire di casa nel pomeriggio africano, dopo pranzo, è un’azione che richiede forte volontà e coraggio. Tutti noi volontari siamo motivatissimi.

A Camberene ci attendono i responsabili dell’associazione partner: Malaie e Yacine. Jöelle arriva direttamente dall’Ospedale dove aveva tirocinio. Naturalmente tutto comincia circa un’ora dopo l’orario previsto. La tecnologia è pronta, le ragazze e le donne sono arrivate. Qui parliamo di due argomenti: Depigmentazione artificiale della pelle e Gravidanza e controlli; le donne sono interessate, intervengono e ribattono parando delle loro esperienze, scopriamo così che la depigmentazione della pelle scura è molto praticata in Senegal, che le conseguenze per la salute sono irreversibili e molto dannose, scopriamo il gioco dei contrari, mentre noi ci ammaliamo esponendoci al sole senza protezione adeguata per diventare scure abbronzate nella credenza di essere così più carine, loro si decolorano per cercare di essere più chiare, bianche, nella credenza diffusa di essere così più carine.

Anche il seminario sui controlli in Gravidanza stimola le donne più grandi e con esperienza di parto a parlare e raccontano che loro sanno di dover fare questi controlli, ma restano comunque a pagamento e lamentano che non danno la certezza di eliminare i rischi per la donna ed il bambino. Interessante lo scambio che verte soprattutto a spiegare in cosa consiste la prevenzione, che sapere ci sarà una complicazione non elimina il problema, ma può preparare i medici ad affrontarlo attendendosi un problema e non in emergenza assoluta.

Qui abbiamo concluso presentando alle ragazze del corso di cucito un piccolo laboratorio su come auto realizzare dei tamponi riutilizzabili per il ciclo mestruale. In accordo con Little Dresses For Africa Italia, che ci ha fornito i kit completi e tutto il materiale per spiegare come sono stati realizzati e con quali materiali, durante questo viaggio distribuiremo a donne e giovani donne alcuni kit per uso personale e spiegheremo come sono realizzati in Italia, con l’obiettivo che alcune di loro si interessino e vogliano organizzare, qui in questo piccolo villaggio della periferia di Dakar, una piccola produzione di questi assorbenti in tessuto personali e riutilizzabili, da diffondere e vendere per migliorare le proprie ed altrui condizioni di benessere durante il ciclo mestruale.

Dieci donne si sono impegnate a cercare sul loro territorio i materiali e gli strumenti per realizzare dei kit con le medesime caratteristiche di quelli ricevuti, ci risentiremo con i collaboratori referenti che abbiamo a Camberene, tra qualche tempo, per sapere come sta andando.

Sono molto soddisfatta per questo primo ciclo di seminari svolto.

Rientrati a casa, prepariamo la cena ed ultimiamo i bagagli leggeri per la trasferta di tre giorni nei villaggi delle zone rurali.

26 27 28 marzo: i Villaggi

Lungo la strada per i Villaggi mi soffermo a pensare quanto sia cambiato il Senegal in questi dieci anni da cui lo conosco, a cominciare dalle strade di collegamento, dieci anni fa uscendo da Dakar per andare ai villaggi percorrevamo una specie di superstrada, un’arteria asfaltata che tagliava in due il lembo di sabbia su cui poggiava, oggi l’autostrada e i diversi caselli a cui ci fermiamo mi fanno toccare con mano cosa voglia dire: paese in via di sviluppo, qui sotto i miei occhi si sta facendo il Senegal moderno.

Arriviamo a Thiadiaye prima di pranzo, piccola sosta acqua e frutta e recuperiamo il nostro collaboratore che è andato a ritirare presso il Distretto Medico i permessi per le visite nei villaggi di Sossop, Ndiandiane e Tatanguin.

In questi giorni in Senegal le scuole sono chiuse per celebrare la settimana della gioventù, i bambini impegnati nei loro giochi lungo la strada, quando ci scorgono iniziano a salutarci sorridenti, tanti bambini.

Arrivando a Sossop alcuni sono al pozzo a prendere acqua, delle bambine interrompono il loro travaso per offrirmi quella necessaria a riempire il secchio che devo utilizzare per scaricare il bagno.

Facciamo una breve visita al villaggio di Sossop vero e proprio, un recinto di rami intrecciati delimita il gruppo di capanne tradizionali realizzate in legno e fogliame, alcune abitazioni sono in mattoni di cemento, entriamo in una di queste, in terra il pavimento è di sabbia, su questo è appoggiato il grande letto matrimoniale della donna che ci accoglie al villaggio, ci invitano a sedere, qualche convenevole poi iniziamo le visite.

Allestito per le visite, anche qui in un lato su di un fornello da campo bolle l’acqua che poi ci servirà per la pulizia dei tappi dalle orecchie dei bambini. Si visita fino al tramonto, i bambini sono molti, ed a gruppi arrivano anche dalla savana, li vediamo avvicinarsi percorrendo le piccole strade che costeggiano i grandi baobab, tanto vociare, tanto vermox e tante orecchie da lavare.

l nostro gruppo si ferma solo quando il sole cala, prima dell’arrivo veloce del buio. Si accende qualche luce nel villaggio, le lampade solari che si accendono al crepuscolo per spegnersi all’alba.

Il cielo è una mappa stellare incredibile, l’inquinamento luminoso qui non esiste. La nostra cena arriva dentro due grandi vassoi posti sulla testa di una donna e di una ragazzina, camminano nel buio facendosi luce con una piccola torcia.

La mattina del 27 marzo ci trasferiamo a Ndiandiane dove staremo l’intera giornata.

Organizzato l’ambulatorio per le visite e cominciamo. Immancabile su di un fornello da campo bolle l’acqua che poi ci servirà per la pulizia dei tappi dalle orecchie dei bambini

A tarda mattinata ci fermiamo per la cerimonia di presentazione del progetto dei “Promotori della Salute e la consegna del mezzo che diventerà utilissimo strumento per la salvaguardia della salute: una moto con carretto.

E’ emozionante partecipare a questa cerimonia, la comunità si riunisce in circolo intorno al mezzo posto sotto un ombroso albero, il Sindaco ha inviato un suo rappresentante, è venuto il capo villaggio ed altre autorità, i due rappresentati Mame Thierno e Pape Kane parlano del progetto, parla Jöelle, parla anche Cesare il nostro capo missione, parla il Sindaco, il Capo villaggio.

Tutti ci riuniamo intorno al mezzo e viene scoperta la targa con il logo del progetto. Emozionante.

Le visite proseguono ancora per un po', ci fermiamo per mangiare il piatto di riso che Mame Thierno ha fatto cucinare per noi, riprendiamo dividendoci in due gruppi, uno continua con le visite, tanti bambini, tanto vociare, tanto vermox e tante orecchie da lavare e l’altro composto da: Joelle, me, Annamaria, Mame Thierno si occupa di preparare e presentare i seminari qui a Ndiandiane.

Parliamo di igiene mostrando un cortometraggio animato, qui al villaggio è necessario parlare di norme igieniche di base, diffondere le buone pratiche di salute. Jöelle riprende i concetti del video e li estende. Parliamo poi di importanza dell’Educazione scolastica, come in tutti i paesi in via di sviluppo anche in Senegal persiste una forte analfabetizzazione e la necessità di incoraggiare i giovani a proseguire gli studi, soprattutto le ragazzine che ai villaggi tendono ad abbandonare la scuola quando arrivano all’età della pubertà.

A cinque di loro abbiamo lasciato, un kit di assorbenti in tessuto riutilizzabili. Ai villaggi non c’è ancora una rete di donne a cui affidare il progetto per la realizzazione in loco, ma è molto importante anche capire se le ragazze che ricevono il kit si trovano bene e questo rappresenti un aiuto per vivere meglio il momento del ciclo mestruale. Torneremo ancora, per parlare con loro tra qualche tempo e capire se lo ritengono utile. Per capire se è possibile trovare qui delle donne interessate ad impegnarsi per capire come produrli in piccola scala per poi venderli.

Dopo una giornata così densa, rientriamo a Sossop il giorno dopo ci aspetta il piccolo villaggio di Tatanguine, più all’interno della savana, anche qui un piccolo villaggio costituito da capanne, l’edificio in muratura è la scuola.

I bambini sono organizzati dalle maestre, in una lunga fila sotto il tiepido sole della mattina, proseguendo nelle ore diventerà sempre più caldo, e li faranno sedere nel porticato.

Passando le ore il vociare diviene estenuante, hanno un tono di voce alto e sembra sempre stiano litigando per chi deve entrare prima. Il ritmo delle visite è serrato, quando finiamo sono molti i bambini visitati e a cui abbiamo tolto tappi dalle orecchie con l’immancabile acqua scaldata con il fornello da campo che le donne ci hanno portato, hanno atteso che noi finissimo il nostro lavoro per riprenderselo ed iniziare a cucinare il pranzo ai figli.

Ripartiamo per rientrare a Dakar, percorriamo la strada a ritroso, il tempo è scorso ad una velocità densa di cose e significati che ci portiamo dietro.

29 marzo: l’oceano

Ci fermiamo per la notte a Guéréo, località vicina alla laguna de la Somone. La casa affaccia sull’oceano. Tutta la notte il respiro del mare ci canta la ninna nanna.

30 marzo: e poi ancora Camberene

Ancora una giornata di visite a Camberene, visite, visite e tanti bambini.

31 marzo: prove generali a Pikine

Seconda Domenica in Senegal, la mattinata trascorre tranquilla, oggi abbiamo previsto alle quattro del pomeriggio seminari nel centro Keur Marietou con le donne di Pikine, ed in serata una riunione con la Dottoressa Mame Ciré Sagna la tutor e le ragazze del progetto Fatou, qualche amico collaboratore dell’associazione, e per questo abbiamo cucinato cose che poi la sera troveremo pronte, tante verdure e frittate.

Usciamo ancora una volta nella calura pomeridiana, siamo un bel gruppo, ci accompagna anche Clotilde, Abietou ci raggiunge da Refisque dove vive la sua famiglia.

Prepariamo il proiettore e le casse, ripassiamo i due temi: Depigmentazione Artificiale della pelle e importanza dell’Educazione scolastica.

Ragioniamo su chi delle ragazze parlerà, ed attendiamo. Attendiamo inutilmente il Senegal è anche questo, non presentarsi ad un appuntamento.

Rientrati a casa organizziamo la nostra bella, piacevole domenica sera con gli amici e collaboratori. Ho il tempo per ritagliarmi un momento con Mame Cirè e riflettere sul Progetto Fatou, alla fine di questo anno universitario due delle ragazze si laureano.

1 aprile: Pikine le visite e il laboratorio

Le visite nel nostro ambulatorio a Pikine hanno tutto un altro ritmo, da subito!

I bambini non sono molti, sono moltissimi. Tutta un'altra cosa poter visitare in un ambulatorio dove ci sono mobili pensati per questo, l’acqua pulita esce dal rubinetto e se vuoi acqua calda metti a bollire un bollitore elettrico.

Aissata la responsabile della scuola materna e del gruppo di donne che qui è più operativo, organizza i bambini e presiede al triage, con lei discutiamo la possibilità di organizzare i seminari e il laboratorio per realizzare gli assorbenti riutilizzabili., quest’ultimo riusciamo a farlo già nel pomeriggio mentre spostiamo i seminari al pomeriggio successivo.

Nel pomeriggio con l’aiuto di Annamaria ci riuniamo con un gruppo di dieci donne interessate ad utilizzare agli assorbenti riutilizzabili e a come sono stati realizzati perché potrebbero produrli qui in loco.

Le donne sono molto attente, seguono e anche se i linguaggi sono diversi, italiano, francese, Wolof gli sguardi annuiscono gli esempi sono espliciti e chiari.

Ci salutiamo con l’impegno di sentirci presto e di rivederci entro tre mesi per rispondere alle domande del questionario per capire se il prodotto che gli abbiamo lasciato gli è stato utile e se lo ritengono un buon prodotto.

Rientriamo a casa, oggi è l’ultimo giorno per me in Senegal, nella notte alle prime luci dell’alba inizio il mio viaggio di rientro.

2 aprile: realtà differita

Mentre io rientro in Italia gli altri hanno ancora una giornata di visite a Pikine e nel pomeriggio tanti bambini, tanto vociare, tanto vermox e tante orecchie da lavare, inoltre hanno da fare i seminari con le donne.

Il dispiacere di rientrare così presto è mitigato dalle foto che mi arrivano, visite ai bambini, seminari alle donne, un video con le loro voci.

Anche questa è stata un’esperienza emozionante, ricca di spunti e di informazioni nuove per programmare gli obiettivi dei progetti.

Grazie anche per questa esperienza Diritti al Cuore onlus.

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