Un pensiero di Giusy, nostra volontaria ora a Dakar

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 Ci provo anche io a parlarvi di ciò che fino ad ora è stata per me, l’Africa.
I suoi profumi e colori, il suo mare, le sue immense distese di sabbia, i baobab, i tramonti, le stelle di Sossop, tutto questo e molto altro hanno fatto sì che trovassi il mio posto nel mondo. E qui Roma, le sue strade, le cose che ho lasciato a casa, i pensieri della vita quotidiana, gli impegni, non hanno tempo e spazio. Qui ogni attimo è scandito da un’emozione unica e nuova, come quando mentre mi districavo tra mamme e bambini in attesa delle visite mediche, un ragazzo mio coetaneo, si è avvicinato e in un inglese un po’ sbiascicato mi ha chiesto scusa in quanto io italiana e lui senegalese, per ciò che è successo qualche settimana fa vicino Milano quando un autista voleva dar fuoco ad uno scuolabus pieno di bambini. Ciò che ho provato in quel momento non so spiegarlo nemmeno a me stessa, ma di una cosa sono certa: sono stata trattata sempre come una di famiglia, mai diversa, anche se la mia pelle è chiara, anche se non indosso vestiti colorati, anche quando non mi sono unita alle loro preghiere, quando non ho mangiato quel cibo per me troppo piccante. Ecco, io non mi sono mai sentita fuori luogo, fuori tempo, fuori spazio, fuori chissà che cosa.
mi sono sentita in ordine.
i miei schemi emotivi e mentali,
in equilibrio.
finalmente.