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Le Missioni ![]() A distanza di un anno esatto, è andata in onda la seconda puntata di Diritti al Cuore, fronte sanitario di Energia per i Diritti Umani, con un raggio di azione più ampio e completo e nuove ed interessanti prospettive. Infatti non sono state fatte solo delle visite mediche ai bimbi del progetto del sostegno a distanza, ma è partita la fase che forse a noi sta più a cuore, che può dare risultati a lungo termine: la preparazione di un corso sanitario di base per donne e bambini.Ma andiamo con ordine. Ci siamo recati presso diversi centri, dove già da anni l’ass. Energia svolge varie attività (apertura di scuole, sostegno a distanza, diffusione dei principi di reciprocità e solidarietà) e la promozione di diverse campagne quali Stop malaria e per l’appunto Diritti al cuore. Quest’anno abbiamo visitato le comunità di Pikine (Icotaf, Tally-mbou-mack, Bountou, Yeumbeul), quindi la comunità rurale di Thiadaye (Ndiane-ndiane, Sossop, Fissel, Kuerjerime) e quindi Bandoulou vicino Passi. Abbiamo visitato circa 600 bambini, fra quelli che hanno il sostegno a distanza, ma anche molti altri che inevitabilmente e giustamente si accostano a noi. Per non parlare degli adulti, a quali non par vero di potersi far controllare da un medico, senza alcun esborso monetario, ed avere magari anche qualche farmaco, che come approfondirò meglio dopo, da queste parti sono un bene prezioso. Avendo visitato molti dei bambini già visti l’anno scorso, abbiamo potuto verificare una situazione leggermente migliore, naturalmente meno tappi di cerume alle orecchie (l’anno scorso ne abbiamo tolti più di 100!), ma anche una migliore situazione generale. Siamo dovuti intervenire in più di un caso per ferite trascurate ed ormai con gravi infezioni; se non le avessimo pulite, disinfettate e somministrati antibiotici (con le tanto temute ed odiate punture) potevano causare seri danni, anche permanenti. Certamente le condizioni igieniche e le abitudini di vita, sono quelle che sono, ed è infatti proprio su questo aspetto, messo a fuoco già l’anno scorso, che abbiamo fatto partire un altro “fronte” che proseguirà parallelamente al lavoro già iniziato. Abbiamo organizzato e tenuto a Pikine Icotaf un corso/seminario di sensibilizzazione all’igiene, alla prevenzione di malattie e alla corretta alimentazione, rivolto alle donne, alle mamme, con l’obiettivo di trasmettere il messaggio che spesso, con pochi e semplici accorgimenti, si possono evitare malattie, fastidi, disturbi. Abbiamo preparato un semplice documento in francese che abbiamo fotocopiato e consegnato alle donne e discusso, con l’aiuto di Aissata, donna responsabile del piccolo centro umanista di Pikine Icotaf, che traduceva in Wolof. C’è stata un’ottima partecipazione attiva, diverse domande e richieste di chiarimenti; è stata una prima esperienza che va senz’altro ripetuta, naturalmente migliorata e completata, ma è stato un ottimo punto d’inizio per stabilire dei veri e propri punti di riferimento e di aiuto all’interno di ogni singola comunità. Abbiamo cominciato a preparare un opuscolo a colori da stampare, con testo e immagini per facilitare la comprensione sul tema della prevenzione, da distribuire durante corsi di formazione che terremo in ogni località in cui faremo le visite mediche.Altro aspetto nuovo è la collaborazione con l’associazione senegalese Aseac. L’Aseac aiuta e sostiene materialmente e psicologicamente le famiglie dei bambini malati di tumore ricoverati all’ospedale Le Dantec di Dakar. Siamo entrati in contatto con l’associazione l’anno scorso dopo esser venuti a conoscenza della triste storia di Amina (vedi la nostra rivista, il numero di marzo 2006), bambina malata di cancro curata in Italia e deceduta al suo rientro in Senegal per dissenteria. Insieme a loro abbiamo visitato il reparto di pediatria generale e di oncologia pediatrica, consegnando dei piccoli regalini ai bimbi ricoverati, piccole cose (giochini, quaderni, colori, ecc.) che forse hanno dato un attimo di serenità. Naturalmente non è questo lo scopo che vogliamo prefiggerci o meglio non è il principale: vorremmo come primo passo aiutare l’Aseac ad aprire e far funzionare al meglio una ludoteca all’interno dell’ospedale dove i bimbi possano trovare dei momenti di serenità e di distrazione; passo dopo passo si dovrebbe arrivare all’obiettivo finale di aprire una vera e propria casa, preferibilmente non lontano dall’ospedale, dove le famiglie potrebbero essere ospitate durante il ricovero o le cure dei bimbi malati. Un obiettivo ambizioso, ma che l’Aseac con il nostro aiuto intende perseguire e realizzare. Durante il nostro soggiorno a Dakar abbiamo inoltre avuto una riunione, insieme a Nafi dell’Aseac, col Prof. Moriera, primario del reparto di oncologia pediatrica. Abbiamo individuato dei punti per i quali potremmo collaborare cercando di migliorare le condizioni di vita all’interno dei reparti e per quanto possibile, fornire sempre tramite l’Aseac, del materiale sanitario utile all’ospedale. I farmaci rappresentano un altro punto dolente: ai ricoverati non vengono fornite le medicine. Il medico fa la prescrizione e poi i malati devono comprarsele. È evidente che alcuni lo possono fare, hanno i soldi, molti altri no, la maggioranza, e quindi rinunciano alle cure. Il Prof. Moriera ci ha detto che nel suo reparto, grazie a sue iniziative personali, aiuti e/o collaborazioni, riesce quasi sempre a fornire le cure per i malati di tumore, ma è un’eccezione e non si sa fino a quando potrà farlo. Oltre al racconto delle attività svolte durante queste tre settimane in Senegal, e ai progetti che vorremmo far partire, anzi faremo partire nel campo della Sanità intesa nel senso più ampio del termine, è doveroso aggiungere la considerazione che ogni viaggio in Africa è un’esperienza personale e di vita molto coinvolgente. Abbiamo vissuto immersi in un mondo affascinante che all’inizio per noi è sorprendente, difficile da comprendere. Lo scorrere del tempo, la mentalità, l’atteggiamento delle persone nei confronti della vita è molto diverso da quello al quale noi cittadini del mondo occidentale siamo abituati.Il tempo Africano non è un’invenzione astratta: tutto si fa con più calma, si prende un autobus, un treno e si sa quando si parte (forse) ma non quando si arriva; un pasto “quasi pronto” significa che sono appena andati a comprare le cose da cucinare e così via. Ma forse, è giusto così. E poi i sorrisi...i sorrisi dei bambini...ovunque bimbi allegri e sorridenti: bambini che, come da noi 50 o 100 anni fa, giocano contenti con una palla sgonfia o una vecchia bottiglia, bambini che ti vengono incontro giocosi e sorpresi nel vedere i Toubab, bambini ubbidienti (come da noi non ce ne sono più)...bambini ovunque...bellissimi...bambini che sono i soggetti privilegiati nelle nostre foto. E poi il cielo stellato nel buio più fitto, un buio dove per decine e decine di chilometri non esiste una luce artificiale…un cielo con così tante stelle che è difficile da immaginare, bisogna vederlo...nel silenzio assoluto, assoluto della notte. E poi le situazioni toccanti all’interno dell’ospedale, situazioni difficili, situazioni tristi che abbiamo vissuto e che ci accomunano, noi e loro nel dolore. C’è, forse, un atteggiamento di rassegnazione e di accettazione della malattia maggiore che non da noi…dico forse perché è difficile capire e immaginare queste cose…forse una dose maggiore di fatalismo, forse si fanno tanti figli anche per questo, forse la miseria fa accettare perfino questo…ma non è facile e non è giusto trarre conclusioni e ancor meno dare giudizi. Ma torniamo alle nostre attività; carne al fuoco ce n’è tanta, bisogna rimboccarsi le maniche e studiare, trovare le modalità migliori per collaborare con queste realtà, senza far arrivare aiuti dall’alto, ma sviluppare insieme progetti, farsi venire idee, ampliare la rete di volontari in loco. Inutile dire che abbiamo bisogno del vostro aiuto. Resoconto a cura di Cesare Pace |
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